Guglielmo II di Germania

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Guglielmo II
Wilhelm II. (Deutsches Reich) im Couleur des Corps Borussia Bonn (farbig).jpg
Guglielmo II nell'uniforme del Corps Borussia Bonn nel 1897

Regno 15 giugno 1888 - 9 novembre 1918
Predecessore Federico III
Successore Monarchia abolita
Nascita Berlino, 27 gennaio 1859
Morte Doorn, 4 giugno 1941
Casa reale Hohenzollern
Padre Federico III di Germania
Madre Vittoria di Sassonia-Coburgo-Gotha
Consorte Augusta Vittoria
Figli Federico Guglielmo
Guglielmo Eitel
Adalberto Ferdinando
Augusto Guglielmo
Oscar Carlo
Gioacchino Francesco
Vittoria Luisa
Regno di Prussia
Hohenzollern

Wappen Deutsches Reich - Königreich Preussen (Grosses).png

Guglielmo II

Guglielmo II di Prussia e Germania (Friedrich Wilhelm Viktor Albrecht von Hohenzollern; Berlino, 27 gennaio 1859Doorn, 4 giugno 1941) fu l'ultimo imperatore della Germania (in tedesco Deutscher Kaiser) e ultimo re (in tedesco König) di Prussia dal 1888 al 1918.

Il suo regno fu contraddistinto dal riarmo, soprattutto navale, e da una politica estera improntata al personalismo. Decisamente conservatore, Guglielmo era un convinto sostenitore del militarismo e della tradizione monarchica prussiana. Il suo carattere impulsivo più volte lo portò a decisioni che si rivelarono controproducenti o in contrasto con la linea politica del governo. Per la firma della dichiarazione di guerra della Germania alla Russia nel 1914 è considerato uno dei responsabili materiali dello scoppio della Prima guerra mondiale.

Indice

La famiglia e la gioventù

Guglielmo nacque nel palazzo reale di Berlino il 27 gennaio 1859 dal Principe della Corona Federico e da sua moglie, Vittoria di Sassonia-Coburgo-Gotha, Principessa Reale del Regno Unito.
Sua madre Vittoria era la zia di Alessandra d'Assia (futura moglie di Nicola II di Russia), era sorella del futuro re Edoardo VII del Regno Unito e figlia della regina Vittoria del Regno Unito che quindi era la nonna materna di Guglielmo.
Un parto traumatico danneggiò fisicamente Guglielmo, portandolo ad avere il braccio sinistro atrofizzato. Nonostante molti esercizi e cure dolorose, l’arto non guarì mai.

Una certa influenza sul giovane principe fu esercitata da Georg Hinzpeter che nel 1866 fu nominato suo precettore. Questi riteneva che l’imposizione fosse il miglior modo per insegnare la tolleranza e la compassione.
Guglielmo imparò il francese e l’inglese ed ebbe anche un’infarinatura di italiano e russo. Negli anni seguenti frequentò, insieme col fratello Enrico il Friedrichsgymnasium (Liceo Federico) a Kassel e dal 1877 frequentò per quattro sessioni l’Università di Bonn. Nel 1878 andò a Parigi (città nella quale non tornò più) e visitò più volte la Gran Bretagna (nel 1877 e nel 1878).
Negli ultimi tempi del suo soggiorno a Bonn, i sintomi di insofferenza di Guglielmo per l’autorità cominciarono a destare preoccupazione; né la madre, donna decisa e autoritaria, riuscì ad influenzare il carattere del figlio. [1]

Nel febbraio 1880, Guglielmo si fidanzò con Augusta Vittoria di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Augustenburg, familiarmente chiamata Dona. I due si sposarono un anno dopo, il 27 febbraio 1881. La consorte si rivelò, in diverse occasioni, un’ancora di stabilità nella irrequieta vita dell’imperatore.

Nel 1884 Guglielmo fu inviato in visita in Russia, designato a rappresentare il nonno imperatore, Guglielmo I, ai festeggiamenti per il compimento della maggiore età del principe ereditario Nicola. Con questi Guglielmo strinse, come si era ripromesso, una duratura amicizia. [2]

L’ascesa e lo scontro con Bismarck (1888-1890)

Guglielmo nell’anno in cui salì al trono di Imperatore di Germania (1888)

Il 9 marzo 1888, all’età di 91 anni, moriva l’Imperatore di Germania Guglielmo I. Il figlio, il principe ereditario e padre di Guglielmo, assunse il nome di Federico III. Questi a sua volta, dopo soli tre mesi di regno, il 15 giugno 1888, morì a seguito di un cancro alla laringe e Guglielmo, all’età di 29 anni, divenne il nuovo Imperatore di Germania.

Non erano trascorsi neanche due mesi dall’ascesa al trono che Guglielmo II si recò in visita di Stato in Russia, la prima di una lunga serie. Tre mesi dopo ottenne un appannaggio annuale di sei milioni di marchi e al viaggio a San Pietroburgo ne seguirono altri a Stoccolma, Copenaghen, Vienna e Roma. Queste ultime due erano le capitali delle altre due nazioni, Austria e Italia, che assieme alla Germania dal 1882 costituivano la Triplice alleanza. Venne commissionato un nuovo treno imperiale con dodici carrozze e un nuovo panfilo. [3]

Ben presto, però, il carattere di Guglielmo e le sue idee si dovevano scontrare con quelle del Cancelliere allora in carica: Otto von Bismarck.

Profondamente scosso dagli scioperi di minatori della primavera del 1889, Guglielmo enunciò al Consiglio prussiano un programma che, attraverso la scuola, avrebbe dovuto difendere i giovani dal socialismo. Soprattutto la lezione di storia doveva servire allo scopo: gli insegnanti avevano il compito di illustrare la pericolosità delle teorie socialdemocratiche.
Nonostante ciò il Kaiser si trovò in forte contrasto con il suo cancelliere, Bismarck, che auspicava una linea dura nei confronti del movimento operaio. Guglielmo credeva, invece, nella necessità di una conciliazione nazionale. [4]

Nel corso della controversia si tennero le elezioni al Parlamento tedesco, che determinarono la vittoria dei Socialisti democratici. Vistosi in minoranza, Bismarck sollevò una questione costituzionale. Secondo un vecchio decreto prussiano del 1852 i ministri erano tenuti a consultare il capo del governo prima di consultare il re; ciò che avrebbe impedito al Kaiser di avere rapporti diretti con i ministri. Guglielmo ordinò allora che venisse emesso un nuovo decreto per revocare quello del 1852 e il 18 marzo 1890 Bismarck, piuttosto che eseguire l’ordine, mandò una lettera di dimissioni. [5]

I cancellierati Caprivi e Hohenlohe (1890-1900)

Guglielmo II negli anni ’90 del XIX Secolo

Guglielmo II incaricò del cancellierato Leo von Caprivi, un onesto militare che non si voleva inoltrare nei labirinti della politica bismarckiana. Entrambi agirono, infatti, demolendo uno dei capisaldi della politica estera del precedente cancelliere: il Trattato di controassicurazione con la Russia, cosa che portò ad un avvicinamento di quest’ultima alla Francia. Guglielmo in questa decisione si lasciò influenzare dai suoi consiglieri, che ritenevano il trattato incompatibile con le altre intese sottoscritte dalla Germania e, probabilmente, anche dai militari che diffidavano della Russia. [6]

Ben presto, tuttavia, Guglielmo trovò Caprivi incompatibile con i suoi “più vasti disegni”, specie dopo che il Cancelliere si era creato nemici in un po’ tutti gli ambienti.
Nel 1894 Caprivi fu spinto però alle dimissioni da Friedrich August von Holstein, l’”eminenza grigia” del governo, il quale aveva intenzione di educare Guglielmo attraverso il moderato Chlodwig zu Hohenlohe-Schillingsfürst suo candidato alla cancelleria. Fu infatti quest’ultimo ad essere scelto dal Kaiser quale successore di Caprivi. [7]

Il telegramma a Kruger

Il 3 gennaio 1896 si verificò il primo di diversi episodi che, protagonista Guglielmo II, avrebbero provocato accese reazioni politiche.
In quei giorni la Repubblica boera del Transvaal, dove lavoravano numerosi tedeschi nelle miniere d’oro e ingenti capitali vi erano stati investiti, aveva respinto un attacco, il cosiddetto Jameson Raid, dal Sud Africa ispirato da Londra per provocare una sollevazione e riportare all’Impero britannico la repubblica boera.

Guglielmo assicurò allo Zar Nicola II: «qualunque cosa succeda, non permetterò mai agli inglesi di mettere le mani sul Transvaal». Con tre ammiragli e Hohenlohe, il Kaiser, il 3 gennaio, dopo una riunione in cui furono prospettati vari scenari decise che la cosa più giusta da fare fosse mandare un telegramma di solidarietà al presidente del Transvaal Paul Kruger.
Gli inglesi protestarono per l’atto che considerarono un’interferenza nelle loro questioni da parte di un monarca da cui, come nipote della regina, ci si aspettava solidarietà. [8] Benché Guglielmo, poi, nelle sue memorie, sostenga di essere stato forzato da Hohenlohe ad inviare il messaggio. [9] Fatto sta che dopo l’episodio, che alimentò cocenti polemiche anche fra i giornali e l’opinione pubblica dei due Paesi, Guglielmo parlò di vasti stanziamenti per la flotta militare.

Kiautschou

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Kiautschou.
In una vignetta francese dell’epoca, la Regina Vittoria, Guglielmo II e Nicola II si dividono la torta della Cina. Assistono la Marianna francese e l’Imperatore del Giappone Meiji.
Il corteo di Guglielmo II in una Gerusalemme pavesata con i colori della Germania nel 1898

Nell’agosto 1897 Guglielmo dimostrò, secondo il suo punto di vista, l’utilità di una grande flotta. A San Pietroburgo convinse Nicola II a confermare che la Russia non si sarebbe opposta all’eventuale occupazione tedesca del porto cinese di Kiautschou. Due mesi dopo, cogliendo l’occasione dell’uccisione di due missionari tedeschi, Guglielmo fece occupare la base cinese, ignorando le obiezioni dei suoi consiglieri che temevano un conflitto.
In risposta la Russia occupò Port Arthur (Lüshunkou) e il Kaiser in una lettera a San Pietroburgo scrisse: «Russia e Germania all’ingresso del Mar Giallo possono essere considerate come San Giorgio e San Michele che proteggono la Sacra Croce nell’Estremo Oriente e custodiscono le porte del continente asiatico». Quando, tuttavia, la Gran Bretagna occupò Weihai, nello Shandong, le reazioni di Guglielmo furono meno entusiastiche [10]

Il viaggio in Palestina

L’attivismo del Kaiser non risparmiò il Mediterraneo. Accompagnato dalla consorte, dal Ministro degli Esteri Bernhard von Bülow e dall’amico Philipp zu Eulenburg, all’epoca ambasciatore a Vienna, Guglielmo partì nel 1898 per la Palestina, territorio dell’Impero ottomano. Il viaggio conseguì il duplice effetto di aumentare l’interesse dell’Imperatore per la Turchia e nello stesso tempo di incoraggiare l’inquietudine dei francesi, dei russi e in particolare degli inglesi, che si vedevano minacciati nelle loro linee di navigazione marittime principali. Né i timori si placarono quando, due mesi dopo, i turchi concessero ai tedeschi la costruzione di un porto e di una linea ferroviaria sulla costa orientale del Bosforo. [11]

Il cancellierato Bülow (1900-1909)

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Bernhard von Bülow.

Ebbe così inizio la politica mondiale di Guglielmo II che con il nuovo cancelliere Bülow e con l’ammiraglio Alfred von Tirpitz si accompagnò ad un forte riarmo navale. Tutti e tre cercarono di inculcare sogni di potenza marittima nel popolo tedesco e riuscirono a far passare al Reichstag ben 3 leggi di costruzione navale, due delle quali, quella del 1900 e quella del 1908, durante il cancellierato Bülow; ma questi, come Ministro degli Esteri, fu responsabile in parte anche di quella del 1898.

La Crisi di Tangeri

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Entente cordiale, Crisi di Tangeri e Conferenza di Algeciras.

Il riarmo della flotta tedesca portò inevitabilmente ad un allarme della Gran Bretagna, potenza navale per eccellenza. Conseguentemente ci fu un avvicinamento fra questa e la Francia, nemica storica della Germania e un’intesa fra Londra e Parigi per derimere tutte le questioni coloniali rimaste in sospeso. Tale Entente cordiale, stipulata l’8 aprile 1904 a Londra, stabilì che il Marocco (formalmente dell’Impero ottomano ma con un governo locale) sarebbe entrato nella sfera d’influenza francese e l’Egitto sarebbe rimasto nella sfera d’influenza britannica.

La Germania volle mettere il bastone fra le ruote all’intesa e Guglielmo, anche se molto timoroso, il 30 marzo 1905, alle prime avvisaglie di un accentuarsi della pressione francese sul Marocco, sbarcò dimostrativamente a Tangeri, comunicando al governo locale il suo interesse affinché il Marocco rimanesse indipendente dalle nazioni europee. Gran Bretagna e Francia reagirono negativamente e la tensione salì fino al punto in cui la Francia fu costretta a far dimettere il Ministro degli Esteri Delcassé, acerrimo nemico della Germania, e a promettere una Conferenza internazionale sul Marocco. Lo stesso giorno Guglielmo II conferì al Conte Bülow, che aveva gestito la crisi, il titolo di Principe. La successiva conferenza, tuttavia, tenutasi ad Algeciras (in Spagna) nel 1906, fece prevalere le ragioni della Francia.

L’incontro di Björkö

Guglielmo II (in uniforme russa) e Nicola II (in uniforme tedesca) a Björkö nel 1905

In questo contesto, il più importante tentativo che fece Guglielmo II per fermare l’accerchiamento che si stava formando attorno alla Germania fu consumato in un’isola nel mezzo del lago Mälaren a 30 chilometri a Ovest di Stoccolma. A Björkö, infatti, Guglielmo si incontrò con Nicola II il 24 luglio 1905. Il Kaiser, senza accordarsi sui particolari con Bülow, firmò assieme allo Zar un accordo in base al quale ognuno dei due Paesi si impegnava ad aiutare l’altro nel caso fosse stato attaccato da una terza potenza, ma solo in Europa.

Quest’ultima clausola dell’accordo, che doveva essere ratificato dai rispettivi governi, fece trasecolare Bülow. In caso di una guerra anglo-tedesca, infatti, la Germania, con una flotta insufficiente a proteggere le sue colonie e le sue coste si sarebbe trovata esposta alle azioni della ben più potente flotta inglese mentre la Russia non avrebbe potuto (con una piccola flotta e con un esercito inservibile contro l’Inghilterra) difendere la Germania. Inoltre, grazie a quella clausola che limitava il teatro dell’alleanza in Europa, la Russia avrebbe potuto rifiutarsi di attaccare l’Impero britannico in Asia, e infine, sosteneva Bülow, l’accordo avrebbe peggiorato i rapporti fra Germania e Gran Bretagna, istigando quest’ultima a pericolose contromisure. [12]

Guglielmo II insistette per far ratificare l’accordo a cui teneva moltissimo e che vedeva come una creatura sua, ma Bülow minacciò di dare le dimissioni. Guglielmo scrisse allora al Cancelliere una lettera accorata in cui dichiarava di essere prostrato e di non capire l’atteggiamento del suo migliore e più intimo amico: «il giorno dopo l’arrivo delle sue dimissioni, il Kaiser non sarebbe più in vita» scrisse. Lettera di fronte alla quale Bülow decise di rimanere.
Anche in Russia, tuttavia, si sollevarono problemi sul testo del trattato che non risultò compatibile con l’alleanza franco-russa. Il patto rimase, così, un accordo di massima fra due monarchi, praticamente privo di qualsiasi valore legale. [13]

Due anni dopo, nel 1907, l’Accordo anglo-russo sulla spartizione delle sfere d’influenza in Asia fra Londra e San Pietroburgo eliminava qualsiasi motivo di attrito fra le due potenze, e ogni speranza a Guglielmo di chiudere un’intesa con la Russia.

Il Caso Daily Telegraph

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Caso Daily Telegraph.
Guglielmo II ritratto da Fülöp Elek László de Lombos nel 1908
L' Achilleion Palastes, a Corfù, che fu di proprietà di Guglielmo II, oggi.

L’episodio più clamoroso sul tipo di politica estera che conduceva Guglielmo è quello dell’intervista al giornale inglese Daily Telegraph pubblicata il 28 ottobre 1908.
Con l’intento di avvicinarsi al cuore degli inglesi Guglielmo si spacciò ingenuamente per uno dei pochi tedeschi amici dell’Inghilterra, come nemico del Giappone e come l’ideatore dei piani militari che avevano condotto l’esercito inglese alla vittoria sui Boeri. La cosa provocò in Gran Bretagna ironia e ilarità ma in Germania sollevò uno scandalo che portò ad uno scontro istituzionale fra l’Imperatore da un lato, accusato di eccessivo personalismo, e Bülow e il parlamento dall’altro.

Travolto dalle critiche, il Kaiser parlò di abdicare e convocò il principe ereditario Federico Guglielmo. L’avvilimento, tuttavia, durò poco e il documento impostogli da Bülow con il quale Guglielmo II si impegnava per il futuro a rispettare le regole costituzionali, portò in definitiva ad una rottura fra i due. L’anno dopo, infatti, il cancelliere si dimise.

Il cancellierato Bethmann (1909-1917)

Guglielmo sostituì Bülow con Theobald von Bethmann-Hollweg, un amico di vecchia data e un amministratore più che un uomo d'azione. Una persona tranquilla che assecondasse l’imperatore il quale, vista l’avversione generale alle sue idee, cominciava a disinteressarsi della politica.

Nel 1910 promosse la scienza naturale moderna con garanzie finanziarie statali,[14] mentre, sul piano culturale, si dedicò agli scavi archeologici presso la sua villa a Corfù, che nella primavera del 1911 portarono al rinvenimento di una testa di Gorgone in marmo del VII Secolo avanti Cristo. [15]

La Crisi di Agadir

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Crisi di Agadir e Alfred von Kiderlen-Waechter.

Anche come conseguenza del graduale isolamento della Germania, nel maggio del 1911, la Francia occupò Fez, in Marocco che divenne di fatto protettorato francese.
Guglielmo era riluttante ad aprire una nuova crisi internazionale ma il suo Ministro degli Esteri, Alfred von Kiderlen-Waechter, lo convinse ad opporsi all’azione di Parigi. Venne mandata, come atto dimostrativo, una nave da guerra nel porto marocchino di Agadir e in luglio Kiderlen pretese dalla Francia, in cambio del disinteressamento tedesco sul Marocco, nientemeno che il Congo francese.
Alla notizia, Guglielmo II che era in crociera in Norvegia, protestò con il suo governo per l’atteggiamento preso e decise di ritornare in patria per seguire più da vicino la crisi: una pericolosa congiuntura che trovò il suo apice nella discesa in campo della Gran Bretagna al fianco della Francia e nella mobilitazione della Royal Navy.
Kiderlen tornò allora sui suoi passi e la Germania si dovette accontentare di piccole rettifiche ai confini fra il Camerun tedesco e il Congo francese.

Tensione sulla flotta

A questo punto risultava determinante per Guglielmo che la Germania possedesse una flotta tale da avere più peso in situazioni come quella di Agadir e, quando la Gran Bretagna, nel 1912, decise di spostare delle navi dal Mediterraneo al Mare del Nord, il Kaiser appoggiò Tirpitz affinché passasse il progetto della quarta legge navale. Bethmann, però, si oppose, considerando più utile negoziare con Londra. Tutti rimanevano sulle loro posizioni fin quando Bethmann, probabilmente grazie anche all’intervento della consorte di Guglielmo, cedette, così che l’imperatore conservò la legge navale e il suo cancelliere. [16]

Verso la Prima guerra mondiale

Guglielmo II (a sinistra) in auto con Francesco Ferdinando nel 1912

Verso l’inizio del 1913, l’anno del suo giubileo d’argento (a 25 anni dalla salita al trono), la sensazione che un conflitto europeo fosse ormai inevitabile cominciò ad assillare Guglielmo. Tale convinzione fu probabilmente la ragione che lo indusse ad abbandonare i suoi propositi di trattenere l’Austria. Al Ministro degli Esteri di Vienna Leopold Berchtold disse: «Potete confidare che io starò dietro di voi, e che sono pronto a sfoderare la spada ogni volta che la via da voi intrapresa lo renderà necessario». [17]

Quando domenica 28 giugno 1914 fu assassinato l’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando, Guglielmo partecipava alle regate di Kiel con il suo yacht Meteor; il Capo di Stato Maggiore dell’esercito, Moltke, era alle terme a Karlsbad e il capo della Marina, Tirpitz, in vacanza in Engadina (Svizzera). Assenti le più alte cariche militari, in quei primi giorni di luglio, a Berlino e Potsdam il Kaiser sottovalutò la forza e la volontà bellica dei potenziali nemici. Disse che Nicola II difficilmente avrebbe protetto dei regicidi (Francesco Ferdinando avrebbe ereditato il trono d'Austria), che la Russia non era in grado di entrare in guerra e che la Francia era in piena crisi finanziaria e mancava di artiglieria pesante. Fatte queste osservazioni, partì per la consueta crociera estiva in Norvegia. [18]

Il 19 luglio, tuttavia, Guglielmo avvertì in via confidenziale le due grandi compagnie navali tedesche che gli avvenimenti sarebbero potuti precipitare dopo l’inoltro dell’ultimatum austriaco alla Serbia (che avvenne il 23) e il giorno seguente dette disposizioni per il rientro della flotta a Kiel. Il 27 approvò l’azione di Bethmann che aveva respinto la proposta britannica di una conferenza e il mattino dopo prese visione della risposta serba all’ultimatum austriaco. In considerazione del fatto che il governo di Belgrado aveva accettato quasi tutte le richieste austriache, il Kaiser disse: «Un brillante risultato [...] Una grande vittoria morale per Vienna, che però elimina ogni ragione di guerra». Consigliò, comunque, che le truppe austriache occupassero provvisoriamente la capitale serba (poco dopo il confine), così da poter lui stesso iniziare una mediazione.[19]

Mobilitazione e guerra

La notizia del bombardamento austriaco della capitale serba determinò la decisione russa di mobilitare l’esercito ma, prima che fossero diramati gli ordini relativi, un messaggio di Guglielmo indusse lo Zar Nicola II a limitare la mobilitazione ai quattro distretti militari lungo la frontiera austriaca, escludendo i tre sul confine tedesco. Ciò non fu sufficiente a tranquillizzare la Germania.
Il mattino del 30 luglio 1914, Guglielmo ricevette la notizia della mobilitazione russa e scrisse a margine del messaggio: «Dunque, anch’io devo mobilitare». Alla richiesta della Germania alla Russia di revocare la mobilitazione, la Russia rispose che sarebbe stato impossibile.
A questo punto Guglielmo, nell’eccitazione del momento, diede sfogo ai suoi sentimenti nelle annotazioni scritte a margine della risposta russa:
«[...] Io non ho più alcun dubbio che Inghilterra, Russia e Francia si siano messe d’accordo [...] per servirsi del conflitto austro-serbo come pretesto per intraprendere una guerra di annientamento contro di noi. [...] La stupidità e l’inettitudine del nostro alleato [austriaco] sono serviti da trappola. Ecco che il famoso accerchiamento della Germania è finalmente divenuto un fatto compiuto, nonostante tutti gli sforzi dei nostri uomini politici per impedirlo. [...] Il nostro dilemma di tener fede al vecchio venerando imperatore [austriaco] è stato sfruttato per creare una situazione che offre all’Inghilterra il pretesto che ha sempre cercato per annientarci con fittizia apparenza di giustizia, con la scusa di aiutare la Francia [...]».[20]

I piani militari tedeschi, senza dubbio aggressivi, prevedevano che alla mobilitazione seguisse immediatamente lo sconfinamento verso i potenziali nemici e quindi lo stato di guerra. Di fronte al rifiuto della Russia di revocare la mobilitazione, Bethmann sottopose a Guglielmo l’ordine per la mobilitazione generale; ordine che venne firmato dall’imperatore alle cinque pomeridiane del 1º agosto 1914. Poco dopo, l’ambasciatore tedesco a San Pietroburgo consegnava la dichiarazione di guerra, attivando, così l’alleanza franco-russa. [21]

Il conflitto

Guglielmo II al fronte

Per la maggior parte della durata della guerra le condizioni psicofisiche di Guglielmo furono abbastanza precarie. Le opinioni espresse dall’imperatore prima dello scoppio del conflitto dimostrano che non nutriva grande fiducia nella vittoria finale.
Dopo essersi opposto ai bombardamenti aerei su Londra, li consentì nella convinzione che venissero colpiti solo obiettivi militari, ma frasi come «Non fare prigionieri» erano spesso sulle sue labbra.
Il 14 settembre 1914 dopo la sconfitta della Marna, il Kaiser destituì di propria iniziativa il capo dell’esercito Moltke e nominò al suo posto Erich von Falkenhayn.[22] Successivamente, all’inizio del 1915, fu chiamato a decidere fra “orientalisti” e “occidentalisti”. Fra i primi vi era il Capo di Stato Maggiore austriaco Franz Conrad von Hötzendorf che aveva chiesto delle divisioni tedesche in previsione di un’offensiva contro i russi, in Galizia; fra i secondi Falkenhayn, che gliele rifiutò. Guglielmo confermò la decisione del suo comandante, consentendo però alla Russia di ottenere alcune importanti vittorie sull’Austria. [23]

La guerra sottomarina

Lo stesso anno, dopo l’affondamento del Lusitania Guglielmo, nel timore di un intervento degli Stati Uniti a fianco dell’Intesa, diede il consenso a Bethmann di ordinare ai sommergibili di non silurare i transatlantici e, quando questa misura si dimostrò inefficace, a sospendere tutta l’offensiva sottomarina. L'ammiraglio Tirpitz rassegnò le dimissioni ma il Kaiser non le accettò.
Verso la fine di dicembre del 1916 i generali Paul von Hindenburg e Erich Ludendorff (il Capo di Stato Maggiore e il suo vice) dichiararono di non poter più assumersi la responsabilità delle operazioni militari se, entro un mese, non fosse stata ripresa la guerra sottomarina indiscriminata.
Bethmann si oppose ma Guglielmo, il 9 gennaio 1917, decise di riprendere le azioni dei sommergibili. La notizia fu accolta con entusiasmo in Germania e anche la Borsa inviò un telegramma di congratulazioni al Kaiser. La risposta degli Stati Uniti fu la rottura delle relazioni diplomatiche, il 3 febbraio, e la dichiarazione di guerra il 6 aprile 1917. [24]

Compromessa ogni speranza di vittoria netta, il 12 luglio 1917 Bethmann, facendosi portavoce del Reichstag, ebbe un incontro con Guglielmo per sottoporgli una risoluzione di pace che il Kaiser trovò valutabile. Una comunicazione telefonica annunciò, invece, che tutto lo stato maggiore si trovava nell’impossibilità di continuare a collaborare con Bethmann. Guglielmo a difesa del suo cancelliere minacciò l’abdicazione e questi, per evitare uno scontro fra la corona e l’esercito, il giorno dopo si dimise. [25]

La sconfitta e l’esilio (1918-1941)

La prima pagina del New York Times dell’11 novembre 1918: «Armistizio firmato, fine della guerra! Berlino nelle mani dei rivoluzionari; il nuovo Cancelliere implora l’ordine; il Kaiser deposto fugge in Olanda»

Il 26 ottobre 1918, di fronte all’impossibilità di proseguire la guerra, Guglielmo convocò Hindenburg parlandogli in modo tale da costringerlo a offrire le proprie dimissioni, che furono accettate. Il giorno dopo, il nuovo imperatore austriaco, Carlo d’Asburgo, comunicò a Guglielmo che aveva deciso di concludere la pace. La notizia indusse il governo tedesco, guidato da Maximilian di Baden, a decidere di accettare le richieste di principio che avevano offerto gli Stati Uniti e il Kaiser acconsentì.
A questo punto, sulla strada dell'armistizio, la sola speranza per il trono sembrava l’abdicazione ma i socialisti erano per la repubblica. Risentito del fatto che il cancelliere si era rifiutato di pubblicare una lettera e un proclama nei quali assicurava il suo appoggio al governo e alle modifiche istituzionali, nella notte del 29 ottobre, Guglielmo lasciò Berlino per Spa, in Belgio, sede del Quartier Generale dell’esercito. Qui, fra i suoi generali, fu raggiunto il 1° novembre dal Ministro degli Interni prussiano Bill Drews (1870-1938) che gli comunicò delle sempre più numerose richieste per la sua abdicazione. Guglielmo rispose: «Come può lei, un funzionario prussiano, uno dei miei sudditi che mi ha giurato fedeltà, avere l’insolenza e la sfrontatezza di sottopormi una richiesta del genere?» [26]

L’abdicazione

Il 4 novembre 1918 i marinai ammutinati occuparono la città di Kiel e nei giorni seguenti la rivolta si diffuse agli altri porti della Germania estendendosi all’interno del Paese. Il 7 i ministri socialisti reclamarono ancora l’abdicazione dell’imperatore che rifiutò, ordinando che fosse preparato un piano per marciare in Germania alla testa dell’esercito e restaurare l’ordine.
Due giorni dopo, il 9, scoppiò la rivoluzione a Berlino e Guglielmo fu ancora sollecitato ad abbandonare il trono per evitare le conseguenze disastrose di una guerra civile alla vigilia dell’armistizio. Solo allora il Kaiser accettò di abdicare, ma unicamente dal titolo di imperatore: egli avrebbe conservato il titolo di Re di Prussia e sarebbe rimasto con il suo esercito.
Quando per telefono furono trasmesse le decisioni dell’imperatore a Berlino, nella capitale Maximilian di Baden per guadagnare tempo aveva già proclamato l’abdicazione del Kaiser e del principe ereditario. Dopo di che il Cancelliere passò il potere al socialista Friedrich Ebert.
Guglielmo s’infuriò per come gli era stata forzata la mano, ma, ormai, tutto era perduto. I disordini minacciavano di estendersi a Spa e il 10 l’ex imperatore passò il confine con l'Olanda. Il giorno dopo la Germania firmava l’armistizio. [27]

Il 28 novembre 1918, Dona, come veniva confidenzialmente chiamata la consorte di Guglielmo, raggiunse il marito nei Paesi Bassi, al castello di Amerongen (presso Utrecht). Lo stesso giorno Guglielmo regolarizzò la propria situazione firmando un formale atto di abdicazione che liberava tutti i suoi funzionari dal giuramento di obbedienza. Il principe ereditario rinunciò analogamente ai suoi diritti.

In Olanda

La tenuta di Doorn, nei Paesi Bassi, dove Guglielmo trascrose gli ultimi ventun anni della sua vita, in esilio.

Con l’articolo 27 del Trattato di Versailles Guglielmo fu accusato di «suprema offesa alle convenzioni internazionali e alla santità dei trattati». Il 4 giugno 1919, a Parigi, il Consiglio supremo decretava che doveva essere processato. Nel gennaio dell’anno successivo fu chiesta l’estradizione al governo olandese che però si rifiutò ripetutamente di concederla, limitandosi a farsi dare dall’ex imperatore la promessa, poi mantenuta, di astenersi da qualsiasi attività politica.
Nella primavera del 1920 Guglielmo acquistò il palazzo di Doorn dove si stabilì facendosi spedire dalla Germania mobili, libri e ritratti dei suoi antenati, e qui trascorse i restanti ventun anni della sua vita come un nobile di campagna a riposo. [28]

I rapporti con il nazismo

Nel 1931, prima dell’ascesa del Nazionalsocialismo, Guglielmo si confidò con il nipote Luigi Ferdinando affermando che Adolf Hitler era il capo di un forte movimento che rappresentava tutta l’energia della nazione tedesca.
Due anni dopo, al momento della presa del potere nazista, venne firmato un accordo con Hermann Göring con il quale veniva concesso a Guglielmo e ai suoi figli un appannaggio a condizione che si astenessero dal criticare il Terzo Reich. Tuttavia, di fronte alle persecuzioni agli ebrei del 1938, Guglielmo affermò: «Per la prima volta mi vergogno di essere tedesco».
Nel 1940 inviò comunque le sue congratulazioni a Hitler per la conquista di Parigi. Ormai anziano, l’anno dopo, il 4 giugno 1941, morì per complicazioni polmonari. Come da sue disposizioni l’ex imperatore fu sepolto nel mausoleo di Doorn, benché Hitler avesse offerto funerali di stato a Berlino. [29]

curiosità

Il kaiser Guglielmo II compare ( sotto forma di zombi) nello special di Halloween dei Simpson “La paura fa novanta XIII “ (Treehouse of Horror XIII) della 14° stagione “Il diritto di possedere e di usare le armi” (The Fright to Creep and Scare Harms) dove viene apostrofato in modo ironico come (The most wicked German in history) “Il più malvagio tedesco di tutti i tempi.” Nella puntata il kaiser insieme ad alcuni malvagi pistoleri zombi capitanati da William "Billy the kid" Bonney tenta di conquistare la città di Springfield sparando su tutto quello che gli capita a tiro, rapinando la banca e facendo tabula rasa di quasi tutti gli edifici cittadini. E’ rappresentato con la particolare uniforme da Feldmarschall e con il caratteristico elmo chiodato Prussiano. I disegnatori nel raffigurare la tomba del kaiser nel cimitero di Springfield ( che si vede nella parte finale della puntata) si rifanno al monumento funebre originale di Guglielmo II che si trova a Doorn in Olanda.

Matrimoni ed eredi

Guglielmo sposò Augusta Vittoria di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Augustenburg nel 1881. Ebbero sette figli:

A seguito della morte della prima moglie nel 1922, Guglielmo sposò in seconde nozze la principessa Erminia di Schönaich-Carolath, vedova, nata principessa Reuss di Greiz.

Note

Guglielmo II e la sua famiglia nel 1896
  1. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 108, 109, 112, 113, 115.
  2. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 132, 133.
  3. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 163, 167.
  4. ^ Stürmer, L'Impero inquieto, Bologna, 1993, pp. 185, 327.
  5. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 173, 174.
  6. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 179, 181.
  7. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 245, 248.
  8. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 260, 261.
  9. ^ Guglielmo II, Memorie, Milano 1930, p. 73.
  10. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 278.
  11. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 286.
  12. ^ Bülow, Memorie, Milano 1931, Vol II, pp. 141, 142.
  13. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 339, 340, 341, 342.
  14. ^ Stürmer, L'Impero inquieto, Bologna, 1993, pp. 180, 181.
  15. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 406, 407.
  16. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 424, 425.
  17. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 441, 442.
  18. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 445, 448, 449.
  19. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 451, 452.
  20. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 452, 453, 454, 455.
  21. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, p. 456.
  22. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 470, 472, 474.
  23. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 478, 479.
  24. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 480, 481, 486, 487.
  25. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 494, 495.
  26. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 518, 519, 520, 521.
  27. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 523, 527, 528, 529, 531.
  28. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 540, 541.
  29. ^ Balfour, Guglielmo II e i suoi tempi, Milano, 1968, pp. 545, 546, 547.

Bibliografia

  • Guglielmo II, Memorie dell’Imperatore Guglielmo II scritte da lui stesso, Mondadori, Milano 1923.
  • Bernhard von Bülow, Denkwürdigkeiten, 1930-31 (Ediz.Ital. Memorie, Mondadori, Milano 1930-31, 4 volumi).
  • Michael Balfour, The Kaiser and his Times, 1964 (Ediz. Ital. Guglielmo II e i suoi tempi, Il Saggiatore, Milano, 1968).
  • Michael Stürmer, Das ruhelose Reich. Deutschland 1866-1918, Berlin, 1983 (Ediz. Ital. L'impero inquieto. La Germania dal 1866 al 1918, il Mulino, Bologna, 1993 ISBN 8815041206).

Albero genealogico

Guglielmo II di Germania Padre:
Federico III di Germania
Nonno paterno:
Guglielmo I di Germania
Bisnonno paterno:
Federico Guglielmo III di Prussia
Trisnonno paterno:
Federico Guglielmo II di Prussia
Trisnonna paterna:
Federica Luisa d'Assia-Darmstadt
Bisnonna paterna:
Luisa di Meclemburgo-Strelitz
Trisnonno paterno:
Carlo II di Meclemburgo-Strelitz
Trisnonna paterna:
Federica Carolina Luisa d'Assia-Darmstadt
Nonna paterna:
Augusta di Sassonia-Weimar
Bisnonno paterno:
Carlo Federico di Sassonia-Weimar-Eisenach
Trisnonno paterno:
Carlo Augusto di Sassonia-Weimar-Eisenach
Trisnonna paterna:
Luisa Augusta d'Assia-Darmstadt
Bisnonna paterna:
Marija Pavlovna Romanova
Trisnonno paterno:
Paolo I di Russia
Trisnonna paterna:
Sofia Dorotea di Württemberg
Madre:
Vittoria di Sassonia-Coburgo-Gotha
Nonno materno:
Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha
Bisnonno materno:
Ernesto I di Sassonia-Coburgo-Gotha
Trisnonno materno:
Francesco Federico di Sassonia-Coburgo-Saalfeld
Trisnonna materna:
Augusta di Reuss-Ebersdorf
Bisnonna materna:
Luisa di Sassonia-Gotha-Altenburg
Trisnonno materno:
Augusto di Sassonia-Gotha-Altenburg
Trisnonna materna:
Luisa Carlotta di Meclemburgo-Schwerin
Nonna materna:
Vittoria del Regno Unito
Bisnonno materno:
Edoardo Augusto di Hannover
Trisnonno materno:
Giorgio III del Regno Unito
Trisnonna materna:
Carlotta di Meclemburgo-Strelitz
Bisnonna materna:
Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld
Trisnonno materno:
Francesco Federico di Sassonia-Coburgo-Saalfeld
Trisnonna materna:
Augusta di Reuss-Ebersdorf

Onorificenze

Gran Maestro dell'Ordine dell'Aquila Nera - nastrino per uniforme ordinaria
Gran Maestro dell'Ordine dell'Aquila Rossa - nastrino per uniforme ordinaria
Gran Maestro dell'Ordine della Corona - nastrino per uniforme ordinaria
Gran Maestro dell'Ordine Reale di Hohenzollern - nastrino per uniforme ordinaria
Gran Maestro dell'Ordine Pour le Mérite - nastrino per uniforme ordinaria
Gran Maestro dell'Ordine della Croce di Ferro - nastrino per uniforme ordinaria
Cavaliere di Gran Croce della Croce di Ferro - nastrino per uniforme ordinaria
Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria
Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Massimiliano Giuseppe - nastrino per uniforme ordinaria
Cavaliere della Croce Anseatica di Brema - nastrino per uniforme ordinaria
Cavaliere della Croce Anseatica di Amburgo - nastrino per uniforme ordinaria
Cavaliere della Croce Anseatica di Lubecca - nastrino per uniforme ordinaria
Croce di I Classe al merito militare del Granducato di Meclemburgo-Schwerin - nastrino per uniforme ordinaria
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale di Santo Stefano d'Ungheria - nastrino per uniforme ordinaria
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Maria Teresa - nastrino per uniforme ordinaria
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Leone di Norvegia - nastrino per uniforme ordinaria

Successioni


Predecessore:
Federico III
Imperatore tedesco
1888–1918
Successore:
Friedrich Ebert
come Presidente del Reich per la Germania e Presidente dei ministri per la Prussia
Re di Prussia
1888–1918


Voci correlate

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